Giugno 2004

La scomparsa di un Maestro della fotografia

Ricordo di Mario CATTANEO

di Wanda Tucci Caselli

Il quattro aprile scorso è morto, ad ottantotto anni, il più giovane dei Soci del Circolo Fotografico Milanese.

Maestro della fotografia italiana dal 1991 è stato uno dei più grandi fotografi del Neorealismo.

Catturato dai greci in Albania nel 1941 fu prigioniero fino al 1946 a Yol in India dove giunse, con un viaggio durato un anno, attraverso la Grecia, l'Egitto e lo Yemen.

Durante questo lungo periodo di prigionia studiò diverse lingue ed acquistò un libro di fotografia dal titolo "Le migliori fotografie del mondo". Questo libro presentava un ampio ventaglio di proposte visive che fecero maturare in Cattaneo due decisioni che hanno influito sul corso della sua esistenza: la prima, di diventare un solitario viaggiatore del mondo, la seconda, di dedicare moltissimo tempo alla fotografia.

Le immagini che più lo avevano attratto erano quelle dedicate al rapporto con le persone e Mario Cattaneo è stato un meraviglioso interprete della realtà quotidiana che raccoglieva a temi prefissi.

Scrive lui stesso: "Mi sono laureato alla Bocconi ma non ho mai amato la mia professione che ho trovato scialba e ripetitiva e la fotografia è stata per me una stupenda evasione liberatoria. Nel 1955 mi sono iscritto al Circolo Fotografico Milanese. La sede, allora in Via Laghetto, consisteva in due misere stanzette dove in inverno noi soci dovevamo accendere la stufa, ma dove l'entusiasmo era grandissimo".

Tornato dalla prigionia si scoprì timido per affrontare quella gente che intendeva riprendere e la Fiera di Sinigaglia rappresentò presto per lui un banco di prova settimanale. Il viavai della fiera lo isolava in una sorta di anonimato in cui si muoveva furtivo, pronto a sorprendere la naturalezza delle espressioni. Salvo il solo caso di uno screzio, non ha mai incontrato serie difficoltà: aveva infatti scoperto che il regalo di una foto poteva creare un rapporto di confidenza.

Contabile, quindi, nella vita reale, si tramutava nel fine settimana in un attento osservatore di mode e costumi. Fingendo uno sguardo di compratore interessato, trovava facilmente il modo per non insospettire chi gli stava di fronte e si riusciva a muovere tra i banchi della fiera senza fare avvertire il peso della sua presenza. I rigattieri di Sinigaglia lo commuovevano per l'autenticità e la difficoltà delle scelte fatte.

Significative le poesie scritte a questo riguardo in dialetto milanese e da lui definite "Acquarei".

Altre ricerche su Milano furono:  "Luna park" del 1961;  "Balere", 1965/72;  "Mondo beat", 1971; "Caravaggio", 1975;  "Festival pop", 1977.

Ma la ricerca che lo ha reso più famoso è stata quella sui vicoli di Napoli. Una indagine durata una decina di anni, dal 1960 al 1970, e condotta nel periodo delle sue ferie.

Dice di lui, su questa indagine napoletana, Silvano Bicocchi: " I vicoli lo sorprendono per il calore umano della gente, l'ambiente fantasmagorico che lo affascina per la scoperta di un mondo sconosciuto ricchissimo di storia e che riserva ad ogni angolo una novità inimmaginabile. Egli fotografa Napoli in un momento felice dove si poteva trovare nelle persone una disponibilità all'incontro ineguagliabile ed è attratto da quella vita sociale tutta vissuta in strada fuori dal buio dei bassi".

Lo colpiscono in particolare i bambini per la loro calda vitalità che coglie con "una freschezza - dice Giuseppe Turoni - data da un occhio vergine ed insieme asciuttamente critico".

Nel 1992, l'Electa ha pubblicato una selezione delle sue fotografie su Napoli dal titolo "Vicoli".

Molte sue foto hanno partecipato ad esposizioni mondiali di fotografia: Monaco, 1973;  "I bimbi di questo mondo", 1977, esposizione Unicef.

Dopo il 1980, lascia il Bianco e nero per il colore e seguono i reportages in diapositive quali: "Benares", 1988;  "Quella pazza pazza Amsterdam", 1988/93/2000;  "Kerala", 1993;  "Guatemala", 1995;  "Yemen", 1997.

Mario Cattaneo non è stato scalfito lungo gli anni dalla vivacità del suo entusiasmo, nella varietà delle sue iniziative, nella felicità dell'essere com'era.

E' morto in India nel sonno e le sue spoglie sono state cremate sulle rive del Gange su una pira di legni profumati.

 

LA GENT DEL SINIGAGLIA

Ma a vend sta ròbba veggia e giamò usada

gh'è no di carampann inacidii,

l'è minga gent motrienta e immusonada

che magara ghe manca un venerdì.

 

L'è gent cordial e pienna de legria,

simpatich tucc e pien de umanitaa

che ghe pias viv in pas e in armonia, 

ma soratutt ghe pias la libertaa.

 

L'è gent che gh'ha minga de pretes,

basta vend un ciccinin per tirà sera,

per podè tirà foeura tutt'i spes

e vegh dent on quaicòss in la zuppera.

 

Ma 'na ròbba me da l'aviliment:

de veri milanes ghe n'è squas pù:

quand te giret in mezz a tutt sta gent

l'è ben rar sentì dì: "Vadà vie el......!".

 

Mario Cattaneo